01/11/2010

Partido dos Trabalhadores

Dilma Rousseff "presidenta" del Brasile Alla pupilla di Lula il 55 per cento dei voti

 

Grazie Dilma !!!

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13/10/2010

Ambidestri???

Pomeriggio di tensione in centro, dove gli ultras hanno lanciato bottiglie contro la polizia. Allo stadio l'arbitro blocca tutto dopo sei minuti per lancio di petardi. Giallo Stoikovic: "Minacciato dagli ultras, non voglio giocare". Scontri fino a notte fonda: 16 feriti, dieci fermati

 

 

GENOVA - Dopo sei minuti di gioco Italia-Serbia è stata sospesa. I tifosi serbi hanno lanciato alcuni fumogeni in campo, uno di questi ha sfiorato il portiere Viviano. L'arbitro scozzese Thomson ha bloccato il match. L'Uefa aprirà un procedimento disciplinare su Italia-Serbia. "Aspettiamo il rapporto dei delegati Uefa e poì sarà aperto un caso disciplinare", ha detto il capo della comunicazione dell'organismo che regola il calcio europeo, Robert Faulkner. E' probabile che l'Uefa darà partita vinta all'Italia per 3-0 e una dura squalifica alla nazionale serba che rischia di essere esclusa dalle qualificazioni europee.

 

INCIDENTI NELLA NOTTE - Disordini anche all'esterno dello stadio Ferraris. Alcuni tifosi serbi, che avevano già abbandonato lo stadio, hanno continuato fuori dall'impianto con lancio di fumogeni e oggetti. Tensione alta e polizia pronta ad intervenire. Poco dopo la mezzanotte sono ripresi gli incidenti quando la polizia ha cominciato a far defluire i tifosi serbi che erano rimasti sugli spalti per accompagnarli sui pullman. I serbi hanno aperto i cancelli e sono usciti. La polizia è dovuta intervenire per ricacciarli all'interno. Si è scatenato l'inferno. E' stato uno scontro corpo a corpo. Fumogeni e lanci di oggetti. Sul posto sono arrivate le ambulanze. 

I tifosi sono stati riportati all'interno dello stadio dove ci sono stati scontri durissimi con la polizia. Il bilancio delle violenze è di 16 feriti, tra i quali un carabiniere che ha riportato lesioni a un orecchio. Una decina di persone sono state fermate ed è stato sequestrato vario materiale, tra cui bastoni, spranghe e anche coltelli. Sarebbe stato inoltre trovato uno zainetto con all'interno grossi petardi o bombe carta.

"NON CI ASPETTAVAMO QUESTA VIOLENZA" - Un prepartita ad alta tensione allo stadio Ferraris: gli ultras serbi (esponenti della destra nazionalista che già tre giorni fa hanno causato gravi incidenti a Belgrado durante il corteo del Gay Pride)   hanno prima lanciato petardi in campo e contro i tifosi italiani e poi tentato di sfondare i vetri di recinsione che dividevano i settori. Nella curva dei serbi sventolava uno striscione con la scritta "Il Kosovo è nostro". E un altro, meno politico, ma altrettanto eloquente: "Vaffanculo".

I giocatori della nazionale guidati da Stankovic hanno provato a riportare la calma con un gesto grottesco: hanno fatto con le dita il gesto del "tre" simbolo della Grande Serbia. Non è servito a calmare gli ultranazionalisti violenti.

Le forze dell'ordine sono entrate in campo in assetto antisommossa. Ma non sono intervenuti con una carica nella curva occupata dai tifosi serbi per evitare "scontri violenti che sarebbero potuti degenerare". D'altronde, era impossibile giocare: gli spalti di Marassi sono vicinissimi al terreno di gioco. Lo stesso portiere azzurro Viviano, dopo il lancio dei primi bengala, si è portato verso il centro del campo, dicendo: "Io lì sotto non gioco".

TENSIONE E PETARDI - I circa 1.600 ultras della Serbia erano confinati nel settore ospiti, in una vera e propria 'gabbia'. A dieci minuti dal fischio d'inizio della partita, valida per la qualificazione a Euro 2012, è cominciato un lancio di fumogeni prima verso l'adiacente gradinata nord, riempita da sostenitori dell'Italia. Il lancio è proseguito verso il campo, nonostante l'intervento dei vigili del fuoco, ed è stato accompagnato anche dall'esplosione di una bomba carta. Petardi, fumogeni e altri oggetti lanciati in campo e contro i tifosi italiani, alcuni ultras hanno cercato di tagliare la rete di recinzione che divide il settore ospiti da quello occupato dal pubblico azzurro. Le squadre erano entrate in campo per iniziare la partita, ma sono state costrette a tornare negli spogliatoi.

"NON DOVEVANO ARRIVARE A GENOVA". Lo ha detto Roberto Massucci, responsabile per il Viminale della sicurezza della nazionale italiana di calcio. "Dai tradizionali canali di collegamento con la polizia serba, non era arrivato alcun segnale sul grado di pericolosità di questi tifosi. Noi per esperienza avevamo predisposto un apparato adeguato, ma mai avremmo immaginato un livello di aggressività così alto.".

INCIDENTI IN CENTRO - Ma già nel pomeriggio ci sono stati momenti di tensione con scontri e lanci di bottiglie contro la polizia, scritte sui muri di palazzo Ducale.  La situazione, in un primo momento tranquilla, è degenerata intorno alle 19 alla partenza dei due cortei spontanei. Il primo partito da piazza De Ferrari, il secondo da piazza Fontane Marose. I tifosi serbi più violenti -circa 300- hanno rotto qualche vetrina e lanciato petardi contro la polizia.

GIALLO STOIKOVIC -
Non c'era il portiere titolare Vladimir Stoikovic, nella formazione della Serbia che doveva affrontare l'Italia per le qualificazioni a Euro 2012: è stato lo stesso giocatore a chiedere di non scendere in campo, dopo che alcuni ultras serbi al seguito della squadra lo avevano minacciato incrociandolo fuori dall'albergo e tentato l'assalto al pullman della squadra. L'autista della squadra ha raccontato: mentre la squadra saliva sul pullman che doveva portarla allo stadio, un gruppo di tifosi serbi è salito ed ha lanciato un petardo contro i giocatori e minacciato Stoikovic. Il portiere è stato portato all'Ospedale San Martino per accertamenti. Secondo quanto accertato dalla Digos, l'estremo difensore sarebbe stato colpito dall'esplosione del fumogeno ma senza riportare ferite gravi.

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11/10/2010

Salutando la nuova legislatura

Salutando la nuova legislatura.

 

 

 

Il gruppo Assieme per Domani saluta positivamente la nuova composizione del Consiglio Comunale venutasi a creare dopo le elezioni Comunali del 10 ottobre. Siamo certi in qualità di giovani che i cinque Consiglieri Comunali come pure i colleghi del legislativo sapranno dare il giusto peso alle politiche giovanili durante la prossima legislatura. Come Associazione noi chiediamo ai nostri politici di non evadere soltanto questioni di tipo economico. Saremmo davvero rammaricati qual’ora dovessimo constatare che il Progetto lago Bianco dovesse prendere il sopravvento, premessa la sua accettazione popolare il prossimo 31 ottobre, su tutte le altre questioni comunali.

 Infondo non è soltanto il Colosseo ad aver permesso a Roma di essere Grande!

Dal canto nostro, come abbiamo dimostrato presentando nella lista di PoschiavoViva due candidati, intendiamo continuare il nostro lavoro a livello socio-culturale e interagire nel modo più opportuno possibile con il mondo politico poschiavino. Siamo infatti maledettamente convinti, specie in un momento cruciale come quello che sta attraversando la popolazione di Poschiavo, che non possiamo permetterci di lasciare tutto in mano altrui pensando che tanto “ci penseranno gli altri”.

Mai come in questo momento l’interesse dei cittadini deve essere difeso parlando e discutendo tra le parti.

Il Comune di Poschiavo non ha incaricato nessun avvocato e non ha nemmeno interpellato nessun sindacato per essere difeso; non il PLD, non il PDC e nemmeno PoschiavoViva. Il nostro Comune ha bisogno semmai di sentire il respiro della popolazione e in base al volere di essa dovranno esser prese le decisioni. Per ritornare al progetto Lago Bianco riteniamo che una moltitudine di serate informative basate su un’informazione spesso troppo tecnocratica non possano minimamente sostituirsi ad una tavola rotonda (o quadrata o ovale o virtuale che essa sia) ove le parti possano scambiarsi le proprie opinioni francamente, incondizionatamente e senza dover correre per soddisfare i bisogni tempistici altrui. Anche perché come dice il filosofo: la fretta è cattiva consigliera.

 

Come ApD siamo quindi per il confronto aperto e auspichiamo che il clima di paventata democratizzazione che secondo alcuni si sarebbe creato a livello politico dopo le elezioni possa serenamente avverarsi per il bene comunale.

 

“A proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare?” Totò

 

ApD

 

assiemeperdomani@live.it

 

 

 

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10/10/2010

31 ottobre, si decide il futuro

Il nostro spazio vitale mercanteggiato per qualche quattrino in più!

Dino Beti, Poschiavo

 

Il megaprogetto “Lago Bianco” della Repower sarebbe in ogni caso un intervento rischioso per la nostra esistenza e la sopravvivenza dei nostri discendenti. Farebbe più del male che del bene alla nostra Valle. Guasterebbe sotto ogni aspetto e per sempre il nostro spazio vitale!

Lago_di_Poschiavo.jpg

 

SE lo concedessimo,

  • i proprietari della ditta internazionale Repower (ALPIQ e AXPO + privati, tutti d’oltre Bernina) ci succhierebbero il nostro spazio vitale fino all’ultima goccia. La Società Anonima ne ricaverebbe franchi a balocchi per decenni e prospererebbe grazie al nostro patrimonio naturale…
  • noi abitanti invece ne soffriremmo gravemente fin dagli inizi dell’intervento e per molti anni. I nostri discendenti ne patirebbero per decenni e per sempre. Il nostro patrimonio naturale sarebbe danneggiato irrecuperabilmente. Il nostro spazio vitale deperirebbe inesorabilmente!    

 

Ho letto, ascoltato e ponderato tutto ciò che è stato scritto e spiegato e, fin dal 2009, propagandato in merito a questo megaprogetto. Le informazioni raccolte in loco avrebbero bastato per convincermi che dobbiamo opporci categoricamente a quel maltrattamento della nostra Valle. Per precauzione mi sono comunque documentato più ampiamente sulle problematiche inerenti a interventi di simile natura.

Gli altri megaprogetti

Il mondo è pieno di casi esemplificativi dove alcuni avidi di profitto, sfruttando spietatamente la natura nonché senza rispetto per lo spazio vitale della gente, hanno rovinato impunemente la base esistenziale di tutti quelli che vi abitavano e ne vivevano (vedi fra altri l’inventario in “L’avenir de l’eau” di Erik Orsenna, 2008). Innumerevoli i casi dove la prepotenza di pochi ha soggiogato paesaggi interi a colossali impianti idroelettrici, scacciando gli abitanti dal suolo dei loro padri. La Stromlobby certo ricorda i Manantali, Assuan, Akosongo, Inga ed altri! Ma questi pregiudicavano “soltanto” popolazioni sottosviluppate in paesi lontani… Più vicino da noi il caso di Marmorera, valle e villaggio annichiliti dall’inondazione, concessa dai votanti del paese comprati dai magnati di Zurigo (vedi fra altri “Strom für Zürich – ein Requiem für Marmorera”, www.youtube.com)

Lo spazio vitale trasmessoci dai nostri padri...

Sempre ed ovunque lo stesso scenario: alcuni pochi si appropriano – con le buone e con le meno buone (minacce, ricatti di ogni genere) – una parte del patrimonio comune di tutti per sfruttarlo a loro vantaggio. Il riguardo per l’essere umano ed il rispetto per il suo spazio vitale passano sempre in secondo piano. Questo è uno dei temi ricorrenti nella storia della nostra Valle attraverso i secoli (vedi “Storia della Valle di Poschiavo” di Daniele Marchioli, 1886). Abitanti in lotta permanente contro sfruttamenti abusivi delle risorse naturali, sfruttate da stranieri del Sud e d’oltre Bernina. Lotta tenace per mantenere l’equilibrio tra quegli abusi e l’impennarsi della Natura vendicatrice. Lungimiranti, le autorità elette dei nostri padri hanno fatto sforzi ostinati per salvaguardare lo spazio vitale sano e piacevole per i loro discendenti, per noi!

...  e lasciato in balia dalle nostre Autorità d’oggi e di domani!

Cosa fanno la Giunta (16) e il Consiglio (5), le nostre autorità elette, quelle d’oggi e, c’è da temere, quelle di domani? Lungi dall’essere chiaroveggenti, ancor meno lungimiranti, abbagliate dall’allettante guadagno! Fin dallo spuntare dell’eccitante concetto Speicherpumpkraftwerk, le nostre Autorità si sono buttate nelle braccia del potente “partner-padrone”. Benché elette per servire i nostri interessi, le nostre prodi Autorità hanno lasciato libero campo al richiedente per pubblicizzare il suo progetto e propagandarne gl’inestimabili vantaggi, ciò che lui ha fatto persino nel Messaggio ufficiale che ha redatto a nome della Giunta!

La propaganda marca “Repower”

Con il suo formidabile apparato pubblicitario la Repower è riuscita a spacciare il suo megaprogetto per l’intervento più innocuo del mondo. A cominciare con quel simpatico “Lago Bianco” (“colore” dell’innocenza), nome incantevole per il suo mastodontico intervento che pregiudicherà numerosi altri laghi e corsi d’acqua della nostra Valle. Nome volutamente mascherante del fatto che l’intervento violerà innanzi tutto il nostro “Lago Verdeazzurro” compromettendo i suoi idillici dintorni ed il nostro godimento di essi. Perché non averlo chiamato francamente “progetto concessione 2010” come il suo predecessore cestinato?!

La Repower non lesinò sulla quantità delle serate pubbliche consecutive. Conferenze con sempre la stessa informazione a senso unico, selettiva, edulcorata, spudoratamente manipolata. Mai neanche il minimo contrappunto critico da qualch’invitato autorevole che avrebbe, forse, suscitato un dibattito su i pro e contro del minaccioso intervento. Grazie a questi simulacri di riunioni informative, ed ai numerosi colloqui a quattr’occhi dietro le quinte del palazzo in via da Clalt, i suoi abili propagandisti sono riusciti ad anestetizzare anche le rare critiche che uno o l’altro partecipante osava manifestare pubblicamente. Il colmo, riuscire a far credere alla gente che questo “gioiello della tecnica” sarebbe – già durante la decina d’anni di “valle in cantiere” ed in seguito – un punto d’attrazione per tutti gli adoratori della Speicherpumpkraftwerktechnik ed un irresistibile polo per turisti in agguato di sensazioni estreme! Ammirevole davvero il lavoro di propaganda pro domo della Repower…

Silenzio colpevole delle Autorità (21)

Da Consiglio (5) e Giunta (16) invece, non una briciola d’informazione! Invece di cercare di coinvolgere i cittadini nelle loro riflessioni in vista delle trattative con la Repower sui contratti di concessione, ci hanno lasciati nel buio dell’ignoranza, peggio, nel disagio della disinformazione. Come se Consiglio e Giunta avessero temuto che i loro cittadini si mettessero a discutere coram populo il modo di agire delle loro Autorità! Rifiuto secco da parte loro alle richieste di cittadini, inoltrate inizio settembre per iscritto e motivate, di poter disporre, sul sito www.poschiavo.ch “dell’attuale bozza dei contratti di concessione”. Totale blackout d’informazione (compresa, il 16 settembre, una seduta – “a porte chiuse” contraria al regolamento – di Giunta e Consiglio per discutere della bozza del Messaggio) fino alla conclusione delle trattative con la potente Repower sui contratti di concessione. Informazione offuscata nonché sequestrata per garantire il blackout anche riguardo al comportamento deleterio dei rappresentanti delle nostre Autorità elette in quelle trattative. Questo ed il contenuto dei contratti non ci si sveleranno che nella seduta del 4 ottobre dove la Giunta finalizza e approva il Messaggio con gli integranti contratti di concessione.

Il nostro spazio vitale sacrificato per un paio di quattrini in più

Il pacchetto di contratti di concessione dovrebbe essere marcato con un umile “fiat voluntas tua” rivolto solennemente dal Comune alla strapotente Repower.  Qualche misura di compensazione (eufemismo per misure per rimediare ai danni causati a fauna, flora e pesca), qualche quattrino in più nell’erario comunale, qualche altra vaga promessa del “partner-padrone” hanno indotto le prodi Autorità comunali a dare libero passaggio al suo ciclopico rullo compressore che farà una strage del nostro spazio vitale…

È patente che le nostre Autorità (21) hanno dimenticato che il loro obbligo primo è quello di salvaguardare lo spazio vitale innanzi tutto per l’essere umano. Salvaguardare tutto lo spazio vitale per gli abitanti di oggi come per quelli di domani e dopodomani. Inutile rovistare quei contratti di concessione alla ricerca dell’essere umano. L’abitante della Valle non vi appare e nemmeno vi sono previste misure mirate a soddisfare i suoi bisogni fondamentali. Per qualche quattrino in più nell’erario, le nostre Autorità (21) hanno trascurato vergognosamente di preservare la nostra qualità di vita, non hanno voluto né saputo difendere il nostro legittimo diritto a una vita decente per noi ed i nostri discendenti in questa nostra Valle!

Il diktat dei 21 ai 3339 sudditi comunali

Ed ora le nostre Autorità (21) ci chiedono di ben voler approvare quegli infami contratti di concessione che si sono lasciate imporre dal “partner-padrone” Repower. Contratti immutabili da loro già accettati irrevocabilmente. La nostra decisione è straziante ma facile seguendo questa linea:

Ø  Piegarci a questo diktat delle Autorità comunali significherebbe che ci mettiamo noi stessi il cappio al collo, che il “partner-padrone” potrà stringere quanto vuole, quando vuole, che nello spazio vitale contaminato che ne risulterebbe nella nostra Valle noi ed i nostri figli potremmo tutt’al più ancora vegetare…

Ø  Voler invece poter vivere decentemente noi e i nostri discendenti nella Valle dei nostri padri, significa che dobbiamo assolutamente preservare la più alta qualità di vita possibile, dobbiamo curare, aumentare e rinvigorire lo spazio vitale per tutti gli abitanti. Perciò la nostra unica salvezza dal diktat dei 21 consiste nel respingere quei contratti di concessione con un chiaro, deciso e forte NO nell’urna!

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02/09/2010

La burghäsia (Claudio Lolli)

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POSCHIAVOVIVA

Una politica trasparente non tollera i conflitti d'interesse, perciò POSCHIAVO VIVA presenta i suoi candidati per i prossimi appuntamenti elettorali del 26 settembre e 10 ottobre 2010:

Consiglio comunale

Podestà:
-  Martino Luminati

Luogotenente:
-  Mario Angelo Tempini

Consiglieri:
-  Renato Isepponi, Reto Raselli

Giunta comunale: :

Aino
-  principali: Thomas Compagnoni, Corrado Crameri

Borgo
-  principali: Franz Bordoni, Anna Capelli, Cassiano Luminati, Giorgio Murbach, Ivan Pola,

-  supplenti: Elisa Bontognali, Massimo Tuena

Campiglioni
-  principale: Franco Battilana

-  supplente: Cecilia Corti-Rossi

Prada
-  supplente: Sergio Gurini

Le Prese
-  principale: Livio Luigi Crameri

-  supplente: Arno Dorsa

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23/08/2010

Il mal di schiena e il mal di gola.

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21/08/2010

Il presidente emerito... e gli altri.

La morte di Kossiga ci ricorda non solo i crimini di stato impuniti ma anche la vergogna di quanti – anche a sinistra – vollero farsi stato!

 

di Michele Franco *

 

 

 

 

Bene stanno facendo i vari siti di compagni e riviste di movimento a pubblicare foto e testimonianze che documentano il ruolo (infame) di anticomunista dichiarato e di assassino legalizzato incarnato da Francesco Cossiga.

Specie le nuove generazioni di militanti e di attivisti devono sapere che il Presidente Emerito della Repubblica Italiana è stato un attivo uomo di parte capitalistica il quale non si è fatto scrupolo, in alcuni tornanti della storia di questo paese, ad utilizzare tutte le armi possibili contro il movimento dei lavoratori, le sue avanguardie e contro chiunque osasse mettere in discussione lo status quo uscito dalla Seconda Guerra Mondiale. Un ordine imperiale che incatenava l’Italia agli Stati Uniti, alla politica atlantica e al complesso dell’azione imperialistica a stellastrisce.

Non è un caso che, nella metà degli anni settanta, il nome di Cossiga era scritto sui muri delle città d’Italia con la K come l’Amerikano, tanto per citare un bellissimo film del regista greco Costa Gravas. E non è un caso che la denuncia contro la sua persona fu un cavallo di battaglia politico per quanti - comunisti e non solo - animarono le mobilitazioni contro le leggi liberticide di quegli anni le quali avviarono quella lunga ristrutturazione autoritaria dello stato, dei suoi apparati e dei suoi dispositivi normativi i cui ultimi esiti riverberano pesantemente ancora oggi.

Ma le nefandezze di Kossiga, dei suoi governi e dell’intero corollario repressivo scatenato in quegli anni potettero imporsi, contro i movimenti di lotta e nell’intera società, non solo sulla punta delle pistole di polizia e carabinieri scatenati nelle piazze o attraverso la dispiegata terapia del manganello ma anche grazie al ruolo di supporto e di appoggio che le direzioni dell’allora Partito Comunista garantirono ai governi democristiani e poi a quell’ibrido e nefasto esperimento che fu il “governo dell’astensione” (il PCI si astenne in Parlamento garantendo una sorta di appoggio per avviare concretamente la teoria berlingueriana del compromesso storico con la DC…).

A cavallo della metà degli anni ’70 l’Italia era attraversata da un lungo ciclo di lotte operaie e popolari le quali ponevano apertamente non solo un avanzato piano di rivendicazioni economiche ma esprimevano, soprattutto, una spinta ideale e materiale verso l’istaurazione di nuovi rapporti sociali. Nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri si stava realizzando una saldatura tra l’intera gamma delle conquiste sociali e il tema del potere politico inteso come nuova e possibile soglia avanzata di governo della società.

Di fronte a questo vasto e articolato sommovimento sociale il PCI scelse consapevolmente di non alienarsi i rapporti con i poteri forti del capitale (nazionale ed internazionale) e si schierò apertamente contro ogni episodio di sovversione sociale. Attraverso uomini come Pecchioli (il cosiddetto Ministro degli Interni del PCI non a caso anche lui trasformato in Pekkioli) il partito di Berlinguer scelse di unirsi alla Union Sacré contro la violenza. Di fatto la lotta di classe e il conflitto sociale furono interpretati in chiave criminale e il PCI diventò – oggettivamente e spesso anche soggettivamente – il cane di guardia della borghesia e del nascente capitalismo tricolore.

Su questo tema esiste un ampia letteratura che dimostra palesemente come il PCI determinò con propri contributi ad hoc (dall’uso delle Procure della Repubblica, alla rete sindacale sui posti di lavoro fino all’ideazione in alcune città dei famigerati questionari antiterrorismo compilati da un giovane Piero Fassino in sodalizio con un giovane Giuliano Ferrara…) quel clima di generale repressione che spianò la strada e facilitò la successiva ondata di riconversione capitalistica, lungo tutti gli anni ottanta, che travolse, a vario titolo, gli stessi apprendisti stregoni di Botteghe Oscure.

La morte di Francesco Cossiga – quindi – ci riporta alla mente non solo il ruolo e la funzione di un personaggio la cui collocazione futura è, certamente, nella pattumiera della storia ma deve rammentarci anche come l’azione collaborazionista del riformismo, alla bisogna. non si farà scrupoli di usare le maniere forti quando anche solo l’allusione di un altro mondo possibile potrebbe farsi azione e movimento sociale agente.

Questa dinamica, non nuova nella storia del movimento comunista, (basti pensare al nefasto comportamento della socialdemocrazia in Germania negli anni ’30 o la ruolo degli interventisti alla vigilia del primo conflitto imperialista) è suscettibile di repliche, certo non automatiche o lineari, e potrà essere scansata solo con l’enuclearsi di una moderna soggettività comunista libera da ogni feticizzazione statalista, da ogni pruriginosa pulsione istituzionalista ed attenta alle nuove e complesse forme con cui si configura l’antagonismo sociale. 

* redazione di Contropiano

 

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20/08/2010

Una data importante.

Il prossimo 4 di settembre, data in cui si terrà l'assemblea generale dell'Assieme per Domani, dovremmo uscire dalla sala con un'idea chiara di ciò che è stato il gruppo ma soprattutto riguardo a ciò che dovrà rappresentare in futuro.

I mesi estivi sono, come spesso accade, periodo di stasi per le associazioni. Essi possono sì portare consiglio grazie al tempo a disposizione per meditare ma anche sconforto tra i membri di un'associazione.

Sta quindi a noi dimostrare che i molteplici interessi che ognuno di noi ha, e che ognuno di noi intende realizzare anche grazie all'ausilio dell'ApD non sono finiti in un cassetto. Sta nella forza di ogni gruppo ben organizzato e formato da persone con le idee ben chiare in testa, la consapevolezza nei propri obiettivi e la capacità di realizzarli nel momento più opportuno. È indispensabile in questa fase una crescita strutturale del gruppo dal punto di vista numerico, e per raggiungere tale scopo bisogna lavorare sagacemente e, soprattutto, "cun testa".

Vi invito quindi a partecipare con spirito costruttivo e battagliero all'assemblea generale del 4 settembre che si presenta ben farcita di interssanti spunti di discussione e trattande dinamiche per il gruppo.

Un "ideale" saluto.

Il presidente.

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19/08/2010

Addio Presidente


Il consiglio al ministro Roberto Maroni in occasione, nel 2008, delle manifestazioni studentesche: «Faccia quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Poi, le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano»

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